Consulta

La legge “sembra” ancora uguale per tutti

Con la decisione di oggi della consulta sembra che si sia ristabilito e ribadito ancora una volta  l’articolo 3 della costituzione, che sancisce l’eguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge e la pari dignità sociale. A discapito di chi, si sente fra i cittadini, più cittadino di altri e cerca in ogni modo di sottrarsi al corso della giustizia.

Giustizia che però in Italia deve essere riformata, perché la notoria lungaggine dei processi civili non contribuisce di fatto a rendere “giustizia” a chi vi ricorre.

E sul fatto che la giustizia deve essere riformata, a parole, son tutti d’accordo però si accapigliano sul come.
Sinceramente non avrei idea di come si può superare questa “empasse” è da venti anni buoni che sento parlare sempre e solo di riforma della giustizia, senza che questa sia stata fatta…

Forse perché in realtà NON vogliono farla?

Forse perché in realtà la giustizia a queste persone va bene così com’è, perché in questa maniera sono in tanti a poterci “mangiare”…

Parlando da villico rozzo e ignorante, le leggi dovrebbero essere quanto più comprensibili possibile in maniera da non dare adito a “interpretazioni” che il più delle volte stravolgono lo spirito della legge.

A volte un semplice emendamento che cambia una e in una o può voler dire avere una legge che funziona in maniera contraria a quella in cui è stata pensata.
Ed a volte il gioco “politico” sembra proprio quello, far passare questi emendamenti contando sulla “difficoltà” di interpretazione delle leggi…

A mio avviso, snaturando, di fatto anche il ruolo del parlamento, che racchiudendosi in una logica di contrapposti schieramenti, non interviene nel “merito” delle leggi cercando di estrapolarne ogni aspetto, di sviscerarne ogni più piccola piega, e facendolo da persone “libere” realmente di votare secondo coscienza…

Boh… forse la mia idea è un po’ troppo ingenua e romantica…

Ma a volte serve anche un po’ di romanticismo in questo mondo cinico.

 

 

Lodo Alfano, le ragioni della Consulta “Scudo non previsto dalla Costituzione” – Politica – Repubblica.it

ROMA – Eccole le motivazioni con cui la Consulta ha bocciato il lodo Alfano. Cinquantotto le pagine depositate oggi, di cui è relatore il giudice Franco Gallo. Eccole le basi del “no” che ha dato il via ad un durissimo scontro istituzionale e che ha visto il premier Silvio Berlusconi attaccare i giudici della Corte Costituzionale e il capo dello Stato. Anzitutto, scrivono i giudici, una modifica del genere (l’immunità per le più alte cariche dello Stato) andava fatta con una legge costituzionale perché prevedeva una deroga al principio di uguaglianza. ‘La sospensione processuale crea un’evidente disparità di trattamento di fronte alla giurisdizione” si legge nella sentenza. Il lodo Alfano, così come l’aveva varato il governo, attribuiva “ai titolari di quattro alte cariche istituzionali un eccezionale ed innovativo status protettivo, che non è desumibile dalle norme costituzionali sulle prerogative e che, pertanto, è privo di copertura costituzionale”. Inoltre, continua la Consulta, lo status del premier non è superiore a quello dei ministri (che il lodo teneva fuori), ricoprendo “una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares”.

Lodo Alfano, le ragioni della Consulta “Scudo non previsto dalla Costituzione” – Politica – Repubblica.it.