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Chiedo scusa…

… chiedo scusa, ma credevo di vivere in una democrazia compiuta, mi illudevo, evidentemente.
Chiedo scusa perché ho sempre pensato che chi continuava a votare per Berlusconi, dopo aver illuso tutti quanti, fosse un imbecille, la prima volta uno ci puo’ credere, ma dopo no, e quindi… erano tutti imbecilli?

No.
Lo ero io.
Che non avevo realizzato, che non avevo capito.

Certo, se fossimo stati una democrazia compiuta, le persone che continuano a votare uno che le ha prese per il culo per degli anni, un po’ di imbecillità la devono avere.
Ma qui non siamo in democrazia.
No.
Proprio no. Decisamente no.

Viviamo in uno stato feudale, mascherato da democrazia.
Ma le elezioni servono esclusivamente ai “feudatari” per confermare il loro potere di fare quello che piu’ aggrada loro.

E quindi è perfettamente logico e normale, in uno stato feudale, seguire un leader carismatico e alla malora le leggi, perché sono leggi fatte da altri.
In uno stato feudale, il leader carismatico, è immune alle leggi, non desta scandalo il suo comportamento.
In fondo ha il potere. Ed è quello che conta.

E quindi sono io l’imbecille che ha creduto di essere in uno stato di democrazia.

Sono io l’imbecille che cercava di votare secondo scienza e coscienza.
Stolto me.
Stolti voi che l’avete fatto.

Vendetelo il vostro voto, a poco prezzo, a caro prezzo, fatelo voi il mercato, ma intascate subito il compenso pattuito per il vostro voto.
Che se aspettate dei risultati dalle persone che avete votato, state freschi.
Sceglietevi un leader e seguitelo, non importa quale, non importa quale idea professi, l’importante è stare vicini alla sua fonte di potere, magari qualche briciolo vi puo’ capitare…

E quindi chiedo scusa a tutti quei milioni di persone che hanno votato e che voteranno per Berlusconi.
Renzi ha mostrato chiaramente che il Vecchio Leone per quanto acciaccato è ancora potente, e non c’è nessun Giovane Leone in grado di prenderne il posto, per quanto ci sia qualcuno che scalpita, ma invece di ruggire miagola…

Non ho consigli da dare.
Non so neanche perché scrivo questo sfogo…
Ma non mi riconosco piu’ in questo paese.

L’unico consiglio che mi sento di dare, è l’esortazione che Gandalf fece ai suoi compagni durante lo scontro con il Balrog.

“Fuggite… sciocchi”

Come è stato il 2013 in questo blog. Un po’ pigrone :)

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 1,300 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 22 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Recensione: I regni di Nashira 3

Premessa, l’ho preso ieri, ho iniziato a leggerlo, come sempre con estremo piacere.
Intanto la copertina, come sempre un capolavoro di Paolo Barbieri.
E guardiamo al contenuto, è ancora in fase di lettura, ma già dagli inizi e dai due libri precedentemente divorati posso trarne alcune, opinabilissime idee, in quanto personali, ed in quanto è quello che la lettura di questi libri ha fatto risuonare in me.

I regni di Nashira, dal mio punto di vista, hanno una condizione che fa da fil rouge…
L’inadeguatezza

No. Non quella dell’autrice, che dimostra una sempre crescente maturazione, come scrittura e come tematiche.
L’inadeguatezza è quella dei personaggi, chiamati ad un compito più grande di loro e al loro sentirsi sovrastati dalle aspettative che gli altri ripongono in loro.
Saiph che letteralmente fugge dal ruolo che il “suo” popolo gli ha ritagliato, quello di messia.
Talitha che adesso possiede una spada invincibile, che le dona forza, ma anche il dolore delle persone che è costretta ad uccidere. Ed anche lei fugge dal ruolo che i “ribelli” le avevano trovato, sia perché stanca ed inorridita dal dover uccidere, sia perché i “ribelli” Femtiti alla fine non si dimostrano migliori dei vecchi “padroni” Talariti.
Verba, immortale che è sopravvissuto a due o piu’ cataclismi, e che cerca di fuggire dal proprio passato, pur rappresentando forse, la chiave per poter far sopravvivere il mondo di Nashira.

L’inadeguatezza dei regni di Nashira è quella delle persone comuni che si sentono chiamate a compiere qualcosa che reputano piu’ grande di loro. Magari non è vero, magari sono effettivamente le persone adatte, ma non si sentono pronte ad affrontare.
L’inadeguatezza di un genitore che ha per la prima volta suo figlio in braccio, e che insieme alla gioia più estrema prova anche un sottile terrore “E adesso, ce la farò? E come?”

E’ facile identificarsi in questi personaggi, è facile provare il loro smarrimento di fronte ad eventi più grandi di loro.

In questi libri c’è tutta l’anima di Licia Troisi, c’è il suo amore per la scienza, ci sono i suoi studi scientifici, c’è il suo essere mamma, donna, c’è il suo saper dipingere scenari fantastici, un mondo morente, incredibilmente affascinante, che lascia però un interrogativo atroce. Talitha e Saiph stanno rischiando letteralmente le loro vite, da banditi delle due società in guerra fra di loro, per poter salvare il loro mondo.
Ma merita di essere salvato?
O non è meglio lasciar fare alla natura il suo corso e far “divorare” dalle fiamme di Miraval e Cetus il mondo di Nashira, un evento cataclismatico avvenuto altre volte in precedenza, che ha fatto piazza pulita delle razze esistenti, facendo posto a razze nuove. Ciclicamente. Un colpo di spugna, un reset e si riparte da capo.

Le vite degli altri

La vita riesce ad essere ben strana, questo lo sappiamo tutti, ma a volte è così talmente strana che si rimane un po’ basiti e stupiti da quello che ci propone.
Un avvenimento casuale, una decisione dell’ultimo minuto può influire sulla vita di altre persone.
A pensarci bene c’è da diventare folli.
Oggi sono andato a fare il cambio estate/inverno degli pneumatici per l’auto.
Nel mentre i meccanici avevano preso in carico il mio mezzo di locomozione, visto che ero in zona Marco Polo Expert, ho deciso di andarci a fare un giro, ho preso un libro “I regni di Nashira III” di Licia Troisi, non avendo ancora mangiato, dopo aver comprato il libro, ho deciso di andare a provare il chioschetto di panini che c’era dall’altra parte della strada.

E’ stato li che ho incontrato Pasquale, anzi Chef Pasquale, come uno degli avventori abituali del posto lo ha chiamato.
Ho ordinato da mangiare, e Paquale aveva voglia di scherzare, fraintendendo quello che gli avevo detto.
“No l’aspirina non ce l’ho.”
Sono rimasto interdetto. Mi sono sentito in una storia della Zona del Crepuscolo… dentro di me la musichina frullava all’impazzata.
Superata l’empasse momentanea, si accinge a preparare l’ordine, ed io mi metto a leggere il libro appena comprato.
Aveva voglia di chiaccherare Pasquale.
“Che leggi?”
“Un fantasy, i Regni di Nashira.”
“Ah, ti piace la fantasia allora? La fantascienza?”
“Si, anche quella” (Certo non mi sono messo a spiegargli la differenza fra Fantasy Fantascienza e altre dotte dissertazioni sui generi letterari)
“Anche a me piace abbastanza, il piu’ bel film di fantascienza che ho visto è ET”
“Anche a me e’ piaciuto molto, da bimbo quando andai a vederlo al cinema, lo vidi due volte di seguito.”
“Eh… non solo te.”
Da Et siamo andati a parlare di Harry Potter, su come gli ultimi film li avesse trovati “dozzinali”, un po’ tirati via…
Ed entriamo nell’argomento differenza fra libri e film… come il primo libro di Harry Potter fosse abbastanza ridotto come storia e fosse stato realizzato benissimo come film.

Mentre mangio il panino, mi chiede come mi chiamo.
Glielo dico.
E Pasquale si ferma.
Pronuncia il mio nome sottovoce, con un sospiro.
“E’ un bel nome, Walter”
“Lo so.” Ed in quel momento, sapevo, già sapevo come sarebbe proseguito il discorso.
No. Nessun potere medianico, nessun tirare ad indovinare.
Glielo si leggeva chiaramente negli occhi lucidi.
“Era il nome di mio figlio. Era.”
Passa qualche momento di… non imbarazzo, perché non era un silenzio imbarazzante, ma una muta comunicazione, un muto riconoscimento che in certi casi le parole sono superflue, bastano gli sguardi.
“Incidente?”
“Si. Motorino. 16 anni, erano in due, nel 1986, avrebbe avuto quasi la tua età adesso.”
Capivo quello che voleva dire.

Come una meteora sono capitato nella vita di quest’uomo, ricordandogli dolori mitigati dal tempo, ma mai sopiti.

Ci siamo salutati, che nel frattempo si era fatta l’ora di andare a riprendere l’auto, gli ho parlato di mia figlia e di mia moglie…
ed una sera, andremo a trovarlo di nuovo.

Visto anche che Chef Pasquale fa veramente degli ottimi panini.

Visto

Erano gli anni ’80 ultimo dell’anno in casa di miei zii con tutta la famiglia.
Tv privata… davano un film, una principessa doveva essere salvata a suon di pistole laser, giganteschi scimmioni pelosi e battute al vetriolo.
E piccoli caccia stellari che grazie ad un evidente errore di progettazione della piu’ complessa arma costruita dall’Impero, fanno saltare l’imponente stazione spaziale distruggi pianeti, conosciuta come Morte Nera.
Quel film era Guerre Stellari che guardai estasiato ed incantato in una televisione in bianco e nero, nella notte a cavallo di due anni.

Ed estasiato ed incantato lo sono stato anche stasera, davanti allo schermo di un cinema, ammirando giganteschi robot prendere a cazzotti mostri alieni provenienti dal fondo dell’oceano.

E’ un film esaltante, imponente, esci dal cinema con ancora davanti agli occhi il film che riparte dall’inizio.

Pacific Rim è un CAPOLAVORO.

 

 

Robottoni

Jaeger personalizzato

E la febbre aumenta.

Mostri alieni contro robottoni umani.

Guillermo del Toro

Pacific Rim

Mancano due giorni all’uscita ufficiale.

Qui ci sono due recensioni:

http://prontoallaresa.blogspot.it/2013/07/pacifi-rim-la-recensione-in-anteprima.html

http://xl.repubblica.it/articoli/pacific-rim-la-recensione-a-fumetti/4394/

E la febbre continua a salire…

Recensione: Hunger Games la trilogia.

The Hunger Games

The Hunger Games (Photo credit: Wikipedia)

Ovvero come restare affascinati ed intrigati seguendo le avventure di una ragazzina alle prese con una versione gladiatoria del Grande Fratello.

Non lessi la trilogia appena uscì.
Era il fenomeno del momento, e tendo ad allontanarmi un po’ dai fenomeni del momento, sarà che tutto l’hype attorno mi distoglie dal contenuto, per farmi apprezzare di piu’ il contenitore.

Ma HG è anche fatto di hype, in cui specialmente nel primo libro, ne è una vitale componente.

Il mondo di Hunger Games

Quattordici distretti:

Capitol City – il distretto capitale, centro decisionale e strategico della Nazione di Panem

I vari distretti da 1 a 12, producono tutto quello che serve a Capitol City per poter funzionare e sopravvivere.
Sembrano quasi piu’ dei campi di concentramento, che vere e proprie regioni di una nazione.
Il Distretto 13 è un distretto da cui anni prima partì una rivolta armata contro Capitol City, rivolta che coinvolse tutti gli altri distretti, ma che venne soffocata da Capitol City radendo al suolo il Distretto 13.
Gli altri distretti capitolarono, e da allora ogni anno vengono organizzati dei “giochi” in maniera da ricordare l’inutilità di ribellarsi.
Due persone un ragazzo e una ragazza vengono sorteggiate da ogni distretto, prelevate  e portate in una sorta di Arena tecnologica, obiettivo del gioco, chi riesce a sopravvivere vince.

Fin qui grossolanamente la premessa dei libri.

Ma parlavo anche di Hype, di esagerazione.
I ragazzi prescelti, vengono chiamati Tributi, e da quel momento le loro vite non appartengono più a loro, ognuno di loro ha un suo team di stilisti, truccatori, telecamere sempre puntate addosso, immaginatevi il classico Grande Fratello televisivo, la folla del colosseo durante i giochi gladiatorii…

Hunger Games mostra tutto questo, un incubo tecnologico fatto di violenza, sopravvivenza, vita e morte, sotto l’implacabile occhio delle telecamere, degli spettatori di Capitol City, delle temporanee alleanze fra i tributi, temporanee, perché il vincitore sarà l’unico sopravvissuto.

L’arena di gioco cambia ad ogni edizione, ma si avvale di trappole tecnologiche, proiezioni olografiche su cui vengono proiettati i nomi dei tributi morti…
Il “sei stato eliminato” negli Hunger Games è definitivo.

Katniss è la protagonista, che già inizia con una sorta di atto di ribellione prendendo il posto della sorellina prescelta per i giochi.

Ed è di ribellione in fondo che si parla.
Ribellione contro questo sistema dispotico.

Ma continuando a leggere, la sfumatura buono/cattivo, si fa molto più labile, sottile.

Senza stare a spoilerare niente del proseguo dei libri, la sensazione è che le persone in Hunger Games vengono manipolate, utilizzate, sia dal sistema dispotico di Capitol City, sia poi da chi capeggia la “ribellione” che comunque utilizza la forza mediatica come Capitol City…
Informazione, contro informazione, unità televisive incorporate nei gruppi combattenti.

Hunger Games non parla di un futuro prossimo, di una distopia irrealizzabile.
Hunger Games parla di noi. Della nostra realtà di oggi.
Di quello che stiamo vivendo ORA.

Fatto sta che non sono letteralmente riuscito a staccare gli occhi dalle pagine dei libri.
Tutta la trilogia divorata in pochissimo tempo.

E la voglia di leggerne ancora, di sapere cosa succede dopo… e dopo ancora…