Recensione: I regni di Nashira 3

Premessa, l’ho preso ieri, ho iniziato a leggerlo, come sempre con estremo piacere.
Intanto la copertina, come sempre un capolavoro di Paolo Barbieri.
E guardiamo al contenuto, è ancora in fase di lettura, ma già dagli inizi e dai due libri precedentemente divorati posso trarne alcune, opinabilissime idee, in quanto personali, ed in quanto è quello che la lettura di questi libri ha fatto risuonare in me.

I regni di Nashira, dal mio punto di vista, hanno una condizione che fa da fil rouge…
L’inadeguatezza

No. Non quella dell’autrice, che dimostra una sempre crescente maturazione, come scrittura e come tematiche.
L’inadeguatezza è quella dei personaggi, chiamati ad un compito più grande di loro e al loro sentirsi sovrastati dalle aspettative che gli altri ripongono in loro.
Saiph che letteralmente fugge dal ruolo che il “suo” popolo gli ha ritagliato, quello di messia.
Talitha che adesso possiede una spada invincibile, che le dona forza, ma anche il dolore delle persone che è costretta ad uccidere. Ed anche lei fugge dal ruolo che i “ribelli” le avevano trovato, sia perché stanca ed inorridita dal dover uccidere, sia perché i “ribelli” Femtiti alla fine non si dimostrano migliori dei vecchi “padroni” Talariti.
Verba, immortale che è sopravvissuto a due o piu’ cataclismi, e che cerca di fuggire dal proprio passato, pur rappresentando forse, la chiave per poter far sopravvivere il mondo di Nashira.

L’inadeguatezza dei regni di Nashira è quella delle persone comuni che si sentono chiamate a compiere qualcosa che reputano piu’ grande di loro. Magari non è vero, magari sono effettivamente le persone adatte, ma non si sentono pronte ad affrontare.
L’inadeguatezza di un genitore che ha per la prima volta suo figlio in braccio, e che insieme alla gioia più estrema prova anche un sottile terrore “E adesso, ce la farò? E come?”

E’ facile identificarsi in questi personaggi, è facile provare il loro smarrimento di fronte ad eventi più grandi di loro.

In questi libri c’è tutta l’anima di Licia Troisi, c’è il suo amore per la scienza, ci sono i suoi studi scientifici, c’è il suo essere mamma, donna, c’è il suo saper dipingere scenari fantastici, un mondo morente, incredibilmente affascinante, che lascia però un interrogativo atroce. Talitha e Saiph stanno rischiando letteralmente le loro vite, da banditi delle due società in guerra fra di loro, per poter salvare il loro mondo.
Ma merita di essere salvato?
O non è meglio lasciar fare alla natura il suo corso e far “divorare” dalle fiamme di Miraval e Cetus il mondo di Nashira, un evento cataclismatico avvenuto altre volte in precedenza, che ha fatto piazza pulita delle razze esistenti, facendo posto a razze nuove. Ciclicamente. Un colpo di spugna, un reset e si riparte da capo.

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