Le vite degli altri

La vita riesce ad essere ben strana, questo lo sappiamo tutti, ma a volte è così talmente strana che si rimane un po’ basiti e stupiti da quello che ci propone.
Un avvenimento casuale, una decisione dell’ultimo minuto può influire sulla vita di altre persone.
A pensarci bene c’è da diventare folli.
Oggi sono andato a fare il cambio estate/inverno degli pneumatici per l’auto.
Nel mentre i meccanici avevano preso in carico il mio mezzo di locomozione, visto che ero in zona Marco Polo Expert, ho deciso di andarci a fare un giro, ho preso un libro “I regni di Nashira III” di Licia Troisi, non avendo ancora mangiato, dopo aver comprato il libro, ho deciso di andare a provare il chioschetto di panini che c’era dall’altra parte della strada.

E’ stato li che ho incontrato Pasquale, anzi Chef Pasquale, come uno degli avventori abituali del posto lo ha chiamato.
Ho ordinato da mangiare, e Paquale aveva voglia di scherzare, fraintendendo quello che gli avevo detto.
“No l’aspirina non ce l’ho.”
Sono rimasto interdetto. Mi sono sentito in una storia della Zona del Crepuscolo… dentro di me la musichina frullava all’impazzata.
Superata l’empasse momentanea, si accinge a preparare l’ordine, ed io mi metto a leggere il libro appena comprato.
Aveva voglia di chiaccherare Pasquale.
“Che leggi?”
“Un fantasy, i Regni di Nashira.”
“Ah, ti piace la fantasia allora? La fantascienza?”
“Si, anche quella” (Certo non mi sono messo a spiegargli la differenza fra Fantasy Fantascienza e altre dotte dissertazioni sui generi letterari)
“Anche a me piace abbastanza, il piu’ bel film di fantascienza che ho visto è ET”
“Anche a me e’ piaciuto molto, da bimbo quando andai a vederlo al cinema, lo vidi due volte di seguito.”
“Eh… non solo te.”
Da Et siamo andati a parlare di Harry Potter, su come gli ultimi film li avesse trovati “dozzinali”, un po’ tirati via…
Ed entriamo nell’argomento differenza fra libri e film… come il primo libro di Harry Potter fosse abbastanza ridotto come storia e fosse stato realizzato benissimo come film.

Mentre mangio il panino, mi chiede come mi chiamo.
Glielo dico.
E Pasquale si ferma.
Pronuncia il mio nome sottovoce, con un sospiro.
“E’ un bel nome, Walter”
“Lo so.” Ed in quel momento, sapevo, già sapevo come sarebbe proseguito il discorso.
No. Nessun potere medianico, nessun tirare ad indovinare.
Glielo si leggeva chiaramente negli occhi lucidi.
“Era il nome di mio figlio. Era.”
Passa qualche momento di… non imbarazzo, perché non era un silenzio imbarazzante, ma una muta comunicazione, un muto riconoscimento che in certi casi le parole sono superflue, bastano gli sguardi.
“Incidente?”
“Si. Motorino. 16 anni, erano in due, nel 1986, avrebbe avuto quasi la tua età adesso.”
Capivo quello che voleva dire.

Come una meteora sono capitato nella vita di quest’uomo, ricordandogli dolori mitigati dal tempo, ma mai sopiti.

Ci siamo salutati, che nel frattempo si era fatta l’ora di andare a riprendere l’auto, gli ho parlato di mia figlia e di mia moglie…
ed una sera, andremo a trovarlo di nuovo.

Visto anche che Chef Pasquale fa veramente degli ottimi panini.

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2 comments

  1. Si chiama entanglement quantistico… solo a livello macroscopico… o come direbbero in uno strano e pazzoide film di fantascienza: “il volere della Forza”… ^___^

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