Recensione: Hunger Games la trilogia.

The Hunger Games

The Hunger Games (Photo credit: Wikipedia)

Ovvero come restare affascinati ed intrigati seguendo le avventure di una ragazzina alle prese con una versione gladiatoria del Grande Fratello.

Non lessi la trilogia appena uscì.
Era il fenomeno del momento, e tendo ad allontanarmi un po’ dai fenomeni del momento, sarà che tutto l’hype attorno mi distoglie dal contenuto, per farmi apprezzare di piu’ il contenitore.

Ma HG è anche fatto di hype, in cui specialmente nel primo libro, ne è una vitale componente.

Il mondo di Hunger Games

Quattordici distretti:

Capitol City – il distretto capitale, centro decisionale e strategico della Nazione di Panem

I vari distretti da 1 a 12, producono tutto quello che serve a Capitol City per poter funzionare e sopravvivere.
Sembrano quasi piu’ dei campi di concentramento, che vere e proprie regioni di una nazione.
Il Distretto 13 è un distretto da cui anni prima partì una rivolta armata contro Capitol City, rivolta che coinvolse tutti gli altri distretti, ma che venne soffocata da Capitol City radendo al suolo il Distretto 13.
Gli altri distretti capitolarono, e da allora ogni anno vengono organizzati dei “giochi” in maniera da ricordare l’inutilità di ribellarsi.
Due persone un ragazzo e una ragazza vengono sorteggiate da ogni distretto, prelevate  e portate in una sorta di Arena tecnologica, obiettivo del gioco, chi riesce a sopravvivere vince.

Fin qui grossolanamente la premessa dei libri.

Ma parlavo anche di Hype, di esagerazione.
I ragazzi prescelti, vengono chiamati Tributi, e da quel momento le loro vite non appartengono più a loro, ognuno di loro ha un suo team di stilisti, truccatori, telecamere sempre puntate addosso, immaginatevi il classico Grande Fratello televisivo, la folla del colosseo durante i giochi gladiatorii…

Hunger Games mostra tutto questo, un incubo tecnologico fatto di violenza, sopravvivenza, vita e morte, sotto l’implacabile occhio delle telecamere, degli spettatori di Capitol City, delle temporanee alleanze fra i tributi, temporanee, perché il vincitore sarà l’unico sopravvissuto.

L’arena di gioco cambia ad ogni edizione, ma si avvale di trappole tecnologiche, proiezioni olografiche su cui vengono proiettati i nomi dei tributi morti…
Il “sei stato eliminato” negli Hunger Games è definitivo.

Katniss è la protagonista, che già inizia con una sorta di atto di ribellione prendendo il posto della sorellina prescelta per i giochi.

Ed è di ribellione in fondo che si parla.
Ribellione contro questo sistema dispotico.

Ma continuando a leggere, la sfumatura buono/cattivo, si fa molto più labile, sottile.

Senza stare a spoilerare niente del proseguo dei libri, la sensazione è che le persone in Hunger Games vengono manipolate, utilizzate, sia dal sistema dispotico di Capitol City, sia poi da chi capeggia la “ribellione” che comunque utilizza la forza mediatica come Capitol City…
Informazione, contro informazione, unità televisive incorporate nei gruppi combattenti.

Hunger Games non parla di un futuro prossimo, di una distopia irrealizzabile.
Hunger Games parla di noi. Della nostra realtà di oggi.
Di quello che stiamo vivendo ORA.

Fatto sta che non sono letteralmente riuscito a staccare gli occhi dalle pagine dei libri.
Tutta la trilogia divorata in pochissimo tempo.

E la voglia di leggerne ancora, di sapere cosa succede dopo… e dopo ancora…

 

 

 

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