L’orribile pubblicità…

… di un’automobile.

Stamattina, mentre ero in macchina ho fatto caso alla pubblicità di un’automobile, il protagonista della pubblicità riceveva la comunicazione dal suo capo, che era stato promosso a caporeparto, con conseguente aumento di stipendio e relativo ufficio.  Al ché il neopromosso ci pensa un po’ su, “eh ma essere caporeparto comporta delle responsabilità…” al che chiede al capo, ma non si potrebbe avere solamente l’aumento e l’ufficio? Al che il capo gli dice “Va bene” e da li parte la pubblicità vera e propria dell’auto che dice, prendi solo le cose positive…

Ecco, il problema dell’Italia e degli italiani è proprio questo, rifuggiamo dalle nostre responsabilità, cerchiamo di evitarle in ogni maniera, in qualche modo la parola responsabilità fa paura (ed è giusto così), e ciascuno di noi cerca di scaricarle ad altri. La responsabilità è del datore di lavoro che è un tiranno. La responsabilità è dei sindacati che non fanno niente per aiutarci, o che fanno a mezzo con il datore di lavoro. La responsabilità è del governo che è un ladro. La responsabilità è dell’Altissimo Signore Dio dell’Universo.

Mai ho sentito dire “La responsabilità è nostra” nessuno a mia memoria si è sentito in dovere di ammettere le proprie responsabilità.

Il problema dell’Italia è proprio questo. A noi manca il senso della responsabilità, cerchiamo il capro espiatorio, la colpa è degli altri, sempre degli altri, se non sono i padroni, sono i sindacati, se non sono i sindacati sono i politici, se non sono i politici, sono gli stranieri se non sono gli stranieri è Dio…

E andando avanti con questo ragionamento dove sono arrivato? Mi rendo conto ora, che questo ragionamento mi  porta a dire che Gesù Cristo ha fatto una bella fesseria a farsi crocifiggere per noi, ci ha tolto le castagne dal fuoco, morendo per noi ha “mondato” tutti i nostri peccati, per questo continuiamo a peccare e a sfuggire dalle responsabilità, perché tanto pensiamo che ci sarà sempre qualcun altro a cui dare la colpa.

Sicuramente in questo ragionamento ci sono degli errori e sono saltato a conclusioni errate.
Ma non è colpa mia…

🙂

 

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9 pensieri su “L’orribile pubblicità…

  1. Critichiamo tanto l’Europa perché di fronte al problema degli immigrati non vuole distribuirli tra gli stati membri, come a dire che è un problema degli stati che si trovano al “confine” e poi cosa facciamo noi?
    Di fronte alla richiesta di dividere gli immigrati che stanno arrivando a Lampedusa tra tutte le regioni, è arrivato un coro di NO.

    A questo punto io se fossi la Francia o la Germania direi:
    “O Bossi e tutti gli altri leader politici sono disposti a mettersi 1000 immigrati sotto casa loro, e per sotto casa intendo un raggio di 100 metri da casa loro, e così i governatori delle varie regioni oppure noi non ci prendiamo nemmeno un immigrato. Il problema è dell’Italia, se la sbrighi l’Italia.”

    Questi sono gli italiani.
    Un popolo di paurosi. Gli antichi romani INCUTEVANO paura. Che trasformazione eh?
    I popoli italici di fronte al re dell’Epiro, uno degli eredi della cultura macedone e delle loro falangi che avevano conquistato il mondo, dissero:
    “Preferiamo morire per il ferro macedone, piuttosto che morire per il ferro romano.” Questo a indicare la brutalità e la violenza del popolo romano quando combatteva.

    Io non esalto certo la brutalità degli antichi romani, ma il coraggio e la determinazione sì.

    Noi siamo un popolo pauroso. Vediamo mostri ovunque. Oggi delle radiazioni, ieri delle infiltrazioni mafiose, domani degli immigrati, che era a sua volta la paura di ieri l’altro, poi abbiamo paura di mandare i figli al nido perché le maestre li torturano, poi abbiamo paura di far uscire di casa i nostri figli perché Yara Gambirasio è morta.

    La paura fa salire muri e steccati. Cerchiamo di proteggerci pensando di impedire alle nostre paure di raggiungerci. Questo ha il rovescio della medaglia, impediamo a noi stessi di raggiungere il mondo.

    La paura è la via che conduce al lato oscuro.
    Non è solo la frase di un film. È la verità.
    E quindi la prima cosa che dovremmo insegnare ai nostri figli è affrontare la paura senza farsi vincere da questa.
    Noi dobbiamo vincere la paura. Non possiamo condannarci a tremare in eterno al primo “BUH” che qualcuno ci fa.
    Ma che razza di uomini siamo altrimenti?

    Io non voglio avere paura della tecnologia! Io non voglio aver paura che qualsiasi cosa facciamo c’è l’infiltrazione della mafia, della camorra o della ‘ndrangheta. Preferisco arrabbiarmi per le infiltrazioni mafiose piuttosto che non fare niente per paura delle infiltrazioni mafiose.

    Se vogliamo cambiare veramente, dobbiamo smettere di avere paura e insegnare agli altri a non avere paura. Altrimenti… BUH!

    Paura eh?

    • Neanche io voglio avere paura della tecnologia, ma ci sono tecnologie e tecnologie… non bisogna pensare solo all’immediato, che poi, ripeto, portare il nucleare in italia equivarrebbe a “goderne” i frutti fra dieci-quindici anni se va bene… e nel frattempo come lo risolviamo il problema di fabbisogno energetico?

      Abbiamo avuto parecchio tempo per poter cavar fuori qualcosa di buono dalle energie alternative e rinnovabili… e sorpresa… fanno paura anche quelle… uffa cheppalle… no… non questa discussione, ma lo stato di paura endemica di questo cazzo di paese…
      Antonio Albanese aveva ragione… in Italia, anche se non lo conosciamo ufficialmente, ma c’è il ministero della paura…

      Leghisti e immigrati: ho i conati di vomito per lo schifo che l’Italia sta facendo in questo momento, ci meritiamo di essere invasi, ci meritiamo di essere governati da altri…
      provo rabbia dolore schifo…

      NON VOGLIO VIVERE IN QUESTA ITALIETTA DI MERDA!

  2. Walter il popolo giapponese e quello italiano non sono proprio paragonabili.
    Il primo è composto da gente che ha le palle, il secondo da cacasotto.
    Il primo è composto da gente che pensa che le cose più sono difficili e complicate e più è onorevole farle, il secondo pensa che si può fare tutto, ma non nel proprio giardino e meno è complicato e meglio è.

    In Italia ci sono due problemi di fondo.
    1) Tutti “tengono famiglia”
    2) È tutto un magna magna generale.

    Allora “realisticamente”, in Italia l’unico modo che hai per tentare di trasformare i cittadini in persone responsabili è quello di rendere economicamente vantaggiosa la responsabilità. Niente responsabilità, niente soldi.

    Accostare la parola “culturale” a un popolo che in edicola compra giornali di gossip (credo che deteniamo il record mondiale di giornali di questo tipo) e che si nutre di “grande fratello” fa quasi ridere.

    Mi viene quasi da vederlo l’italiano medio che dice: “la cultura? Ecchedè? Si mangia? Non mi risulta che ci voglia la cultura o il talento per fare il grande fratello. Però la gente che esce da lì fa i soldi a palate e la bella vita. Me ne frego della cultura, io voglio fare il grande fratello, voglio andare in tv a non fare un cazzo e senza faticare. Lo fanno tutti, che sono più fesso degli altri?”

    Noi siamo pronti a criticare tutto il mondo per come si comporta, ma la verità è che siamo un popolo marcio dentro. Forse il più marcio dell’occidente, rammollito negli agi che nemmeno ci accorgiamo di avere e pretendiamo di avere tutto senza volerne pagare il minimo scotto.

    Vogliamo diventare un popolo responsabile? Si comincia dalle piccole cose.
    Per esempio dall’essere contrari al riconoscimento legale delle convivenze, le cosiddette coppie di fatto. Il non plus ultra delle leggi ammazza responsabilità in cui le coppie eterosessuali vogliono avere tutti i vantaggi del matrimonio senza averne le rogne e le responsabilità.
    Se qualcuno mi dice che servono per i gay, allora è meglio estendere il matrimonio agli omosessuali, perché così si salvaguardano i diritti dei gay e si salvaguardano le responsabilità. Fare una battaglia per fare in modo che i diritti si hanno solo se si accettano le responsabilità. Niente responsabilità, niente diritti, quindi niente coppie di fatto. Sposatevi e non rompete. Se non volete sposarvi (e parlo di matrimonio civile, sia chiaro) sono affari vostri.

    Non ti sta bene l’alta velocità? Benissimo, vieni messo in fondo alla lista dei paesi che devono ricevere rifornimenti e quando ti arrivano li paghi pure 5 volte il prezzo corrente. Del resto se sei contrario all’alta velocità non puoi lamentarti della lentezza.

    Non vuoi la discarica o l’inceneritore o il centro di raccolta differenziata vicino casa? Benissimo, allora paghi per trasportare la tua spazzatura altrove 5 volte il prezzo corrente (perché rompi i coglioni), altrimenti te la tieni a casa e se ti ammali di colera lo stato non solo non ti paga le cure, ma ti fa pure la multa.

    Vuoi l’energia nella tua regione? Benissimo o fai in modo che la tua regione sia autosufficiente oppure la compri dalle regioni vicine a 5 volte il prezzo corrente. Ovviamente questo devi farlo tenendo conto degli accordi internazionali come il protocollo di Kyoto ed evitando di comprare energia elettrica direttamente dai paesi esteri per non mettere lo stato sotto ricatto degli stranieri. Se ci riesci bene, altrimenti ti arrangi e se il frigorifero non funziona la notte oppure non puoi vedere la tv quando non c’è vento, non te la prendere con lo stato. La colpa è tua se hai scelto delle fonti energetiche inefficienti.

    L’unico modo per far diventare gli italiani un popolo responsabile è quello di premiare economicamente la responsabilità. Se una cosa non la vuoi nel tuo giardino la DEVI pagare 5 VOLTE di più.
    Perché avere i vantaggi senza accollarsi gli svantaggi è un lusso e le cose di lusso devono costare molto.

    E allora quando tocchi l’italiano nel portafoglio voglio proprio vedere se preferisce pagare per il lusso o accettare di accollarsi vantaggi e svantaggi mettendosi le cose nel giardino di casa propria.

    Giusto ieri mi è capitato di vedere a L’ultimaparola gli spezzoni del film “Finché c’è guerra c’è speranza” quando tutta la famiglia insulta Alberto Sordi per il suo lavoro e quando lui gli dice che non avrebbe alcun problema a fare un lavoro che gli dia un salario più umile e che questo però significava per tutti cambiare vita e accettare una priva di agi facendo notare quanti lussi la sua famiglia si poteva permettere quando la maggior parte delle popolazioni del mondo vivevano con meno di 30 mila lire dell’epoca al mese.
    Alla fine chiede alla famiglia di decidere al posto suo. Lui andava a dormire. Se volevano che cambiasse lavoro facendone uno più umile dovevano lasciarlo dormire fino al mattino successivo. Se volevano continuare la vita nel lusso, dovevano svegliarlo dopo un’ora.

    Morale della favola: l’hanno svegliato dopo 3/4 d’ora…

    Così sono gli italiani.
    Per educarli bisogna costringerli a far quadrare i conti, non solo della propria famiglia, ma del comune, della provincia, della regione e dello stato, perché devono CAPIRE quanto costa MANTENERE IL LUSSO nel quale viviamo rispetto alla gran parte dei paesi del mondo.

    E devono capire che sono le sfide difficili e quelle che oggi sono impossibili a farci avanzare tecnologicamente. Non è la vita facile a darci un futuro migliore, ma sono le sfide dure. Un popolo che non vuole avere sfide ma che vuole la pappa pronta è un popolo morto.

    • E’ verissimo quando dici, che noi Italiani e i Giapponesi siamo popoli diversi.

      Il problema come al solito è il contesto in cui hanno vissuto loro, e il contesto in cui abbiamo vissuto e stiamo vivendo noi.

      Però non dobbiamo neanche scordarci che Roma conquistò il mondo allora conosciuto, le Legioni romane erano temute in tutto il mondo.
      Vorrei pensare che una minima parte di quei geni sia rimasta ancora in noi, magari addormentata, magari prigioniera di tanti blocchi mentali…
      Uno dei quali, a mio sindacabile giudizio, rappresenta il fatto che se ti ispiri all’antica Roma, la prima cosa che ti viene in mente è il fascismo e quella sua rivalutazione storica…

      Però, possiamo tornare, se non al livello degli antichi romani, perlomeno potremmo ricercare in noi quella spinta, quell’orgoglio di tornare ad alzare la testa…

      Non so se sto esponendo chiaramente il mio pensiero.

      Convivenze:
      Se convivi vuol dire che non ti vuoi sposare, vuoi vivere in coppia ma non vuoi firmare carte, se vuoi i vantaggi del matrimonio, ti devi sposare. Punto.

      Matrimoni gay:
      Un matrimonio è in fondo il sigillo di una società, in cui i contraenti si impegnano a rispettarne gli obblighi morali e materiali, la società in questo caso si chiama famiglia, ma non vedo perché vietare a due omosessuali di contrarre matrimonio, fondano un nuovo tipo di società, e allora?
      Se i principi morali e materiali vengono rispettati dove è il problema?

      Sul resto:
      Su questo punto di vista allora la penso come te, probabilmente avevo frainteso il “premio” per la responsabilità…

      Bhe è chiaro prendendo delle posizioni bisogna imparare a subirne anche le conseguenze, si può e si deve fare disobbedienza civile in alcuni casi, ma se il costo della disobbedienza civile e farsi arrestare e andare in galera, bisogna essere pronti a subirne le conseguenze…
      Attualmente il problema sembra essere che gli Italiani vogliano le cose, ma non siano disposti a pagare per averle…

      Come si cambia questa tendenza?
      Con il cavolo che lo so…
      Con l’esempio che diamo ai nostri figli, giorno per giorno, con il denunciare a testa alta quello che non va, proponendo delle visioni alternative, credere che qualcosa può cambiare, ed adoperarsi per farlo cambiare…

    • Non credo di essere molto d’accordo.

      Il senso di responsabiltà dovrebbe essere insegnato fin da piccoli, bisognerebbe insegnare che la responsabilità porta degli oneri, ma anche degli onori, ma questi onori non dovrebbero essere quantificati economicamente, o almeno, non solo.
      Il problema italiano è che siamo abituati sostanzialmente ad essere servi del potente di turno, sia che si faccia i galoppini, sia che si sia i capi…
      Perché anche quando siamo capi, siamo comunque i galoppini di qualcun altro.
      E’ di questi giorni la notizia che in Giappone in soli sei giorni hanno rimesso a posto un autostrada distrutta dal terremoto, organizzazione, responsabilità, non credo che, in quel popolo, siano ottenute economicamente, o almeno non è la spinta iniziale.
      Ci sono cose che devono essere fatte, e bisogna farle, “Don’na gisei o haratte mo” (che dovrebbe essere la traduzione di “Ad ogni costo”.)

      Non credo che i tecnici della centrale nucleare stiano donando la loro vita per denaro, ma per senso di responsabilità verso il proprio paese e i propri cari, sono come dei samurai.

      Il samurai non combatte per il denaro, ma per il suo tenno. Il denaro e il potere sono una conseguenza, ma non sono il motore.
      Qui in Italia invece abbiamo utilizzato il denaro come motore, e pure adesso i posti di responsabilità sono premiati economicamente, più potere hai più responsabilità hai più guadagni…
      Ma in Italia c’è un meccanismo che si è inceppato, perché per quante responsabilità si abbiano si cerca sempre il capro espiatorio, quello che paghi per tutti. Si vogliono i poteri, ma non se ne accettano le responsabilità.
      E non è a mio avviso un fattore economico.
      Perché i nostri responsabili vengono pagati e profumatamente direi… proprio per la loro responsabilità… e l’unica cosa che sanno fare è additare gli altri per i loro errori…
      Vuoi che siano pagati anche per quando sbagliano?
      Ma quello lo fanno già.
      I manager arrivano nelle aziende, le depredano, e se ne vanno con le tasche gonfie, lasciando le rovine a chi rimane…

      E’ dalla ricostruzione culturale che dobbiamo partire, dobbiamo partire dal basso, perché la situazione in alto è marcia.

    • Grazie, troppo buono.
      E collegato a stamattina e a questa mio “sfogo” su questa pubblicità è collegato un mio viaggio “ai confini della realtà” che mi accingerò a raccontare… 🙂

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