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E' Guerra.

E' Guerra.

Non missione di pace, non operazioni di polizia internazionale, niente eufemismi politicamente corretti.
Questa volta è guerra, guerra aperta, contro un regime che non esita a sparare e ad uccidere il suo stesso popolo, tacciandolo di essere terrorista, drogato, ribelle.
E’ guerra, e ci siamo nel mezzo.
Ma come in tutte le guerre, il problema non è il popolo oppresso da un regime dittatoriale, ma sono gli interessi interconnessi fra le varie nazioni in gioco, in Libia c’è il petrolio, la Francia lo vuole, gli Inglesi vogliono la testa di Gheddafi, gli Americani pure.
Noi Italiani siamo presi nel mezzo. Interessi reciproci ci legavano “troppo” al Rais, come “dirimpettai” logicamente dovevamo avere dei rapporti anche commerciali, anche di cooperazione, abbiamo sbagliato prima baciandogli l’anello, ed abbiamo sbagliato dopo “Non voglio disturbarlo”, quando forse era il caso di disturbarlo. Magari la storia ci dirà che in questi frenetici giorni Berlusconi ha cercato più volte di far desistere Gheddafi, privatamente,data la  “molta” amicizia fra di loro.
Ma probabilmente Gheddafi ha risposto al suo amico, mi dici di andarmene perché il popolo manifesta contro di me…  ma sei nelle mie stesse condizioni… non sei credibile, e quindi io resto, al costo di rimanere l’unico in vita, ma resto.

 

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7 comments

  1. Il punto è proprio quello. Bisogna fare in modo che i cittadini siano istruiti e che possiedano una cultura politica. E lo si può fare solo facendo partecipare il popolo ai processi decisionali. Perché quando il popolo partecipa direttamente alla gestione di uno stato e deve far in modo di far quadrare i conti, solo allora imparerà che l’economia è fatta di scelte e che lo stato non può distribuire soldi a pioggia per ogni desiderio che i cittadini possono avere. Imparare a fare delle scelte è importantissimo.

    E per scelte non intendo certo quelle tra chi eliminare al grande fratello, ma quelle che riguardano appunto il costo dell’energia e la politica estera.

    Per esempio, se i cittadini dovessero scegliere se costruire una centrale nucleare o una centrale solare, tra le informazioni che dovrebbero avere ci dovrebbe essere anche quella di quanto dovrebbe costare a loro il chilowattora con la centrale nucleare e quanto dovrebbe costare il chilowattora con una centrale solare.

    Perché se chiedi al cittadino se è favorevole o contrario al nucleare, un po’ lo stai truffando. Se magari gli chiedi se è disposto a pagare il chilowattora 4 o 5 volte di più con una centrale solare, magari quello ricco può anche dirti di sì, ma il poveraccio potrebbe risponderti “sta fava!”.
    Con 7 Kg di uranio ci mandi avanti una centrale da 60.000 chilowatt per un mese. Mentre per mandarla avanti con il carbone dovresti bruciarne 18 milioni di chili.

    Io sono favorevole al che le persone possano decidere, ma devono poterlo fare avendo TUTTE le conoscenza in materia, sia dal punto di vista economico e sia dalle modalità d’uso. Se si costruisce una centrale eolica, le persone devono sapere che potranno usare il pc e vedere la televisione solo finché tira il vento.

    Inoltre le persone dovrebbero sapere che di tutte le spese che lo stato può fare solo due sono veramente trainanti per l’economia. 1) Le spese militari. 2) Gli investimenti in progetti che richiedono alta tecnologia.
    Le spese militari sono importanti perché hanno un indotto enorme e spesso coinvolgono proprio ricerche di alta tecnologia che poi hanno ricadute anche nel campo civile.

    Un paese che si priva di entrambe le scelte è un paese che si suicida economicamente. Ma uno è anche libero di suicidarsi economicamente, basta che la scelta la faccia valutando TUTTE le possibili alternative in TUTTI i risvolti.

  2. L’ipocrisia è assolutamente necessaria in un mondo dove esistono stati non democratici con le testate atomiche (vedi Cina, Nord Corea…).
    Attaccare l’Iraq, l’Afghanistan e la Libia è un conto, attaccare la Cina significa la fine del mondo.

    L’ipocrisia è assolutamente necessaria nelle democrazie, perché l’opinione pubblica è troppo “volatile” e sensibile a qualsiasi azione militare, figuriamoci alla guerre e per dare consenso ha bisogno di motivazioni ben più forti di quanto tu possa immaginare. Se fosse dipeso dall’opinione pubblica, gli americani avrebbero fatto guerra solo al Giappone, fregandosene di Hitler e dell’Europa. Per fortuna che invece gli americani abbiano combattuto anche in Europa contro i nazisti.

    Per l’opinione pubblica l’unica guerra “giusta” è quella in cui ci si deve vendicare. Per l’opinione pubblica possono esistere anche mille Hitler, basta che non rompano le palle.

    1. Come contraddirti?
      Hai perfettamene ragione…

      Ma cribbio se mi fa girar le palle…

      😐

      Però che strani che siamo, inneggiamo al popolo come supremo giudice, ma lo tacciamo anche di essere un bue che segue ciecamente le mode…

      Come al solito la soluzione sta nella coscienza della singola persona, che si deve istruire, informare, formare un idea…
      ma forse è troppo faticoso per qualcuno…

      e allora è veramente una conquista il suffragio universale?
      E se si istituisse una “patente per il voto”?

      Perché il mio voto deve valere quanto quello di chi guarda costantemente Uomini e Donne e si fa instupidire dalla propaganda?

      Che so… un corso di educazione civica, un corso di storia, un ricordarci perché si vota…

      Ma qui mi sa che dal voto consapevole, si passerà al televoto anche per le questioni più importanti… (e da una certa ottica non sarebbe male, avendo un sistema a prova di baro…) con Simona Ventura che declama “Per il referendum sul nucleare, il popolo sovrano ha deciso…:!!!”

  3. In una guerra, si colpiscono, i centri di comando istituzionali, i centri di comando militari, le centrali elettriche, i depositi di carburante, i depositi di munizioni, le caserme dell’esercito, perfino le strade e i ponti. In una guerra, soprattutto, si conquista attraverso l’esercito a terra, le posizioni strategiche, quindi le alture e i centri di comando.

    In una guerra, tagliare ogni via di comunicazione che possa far giungere rifornimenti al nemico è essenziale.
    Se per guerra intendiamo il solo alzarsi in volo degli aerei e il bombardamento di postazioni radar, di postazioni della contraerea e gli aereoporti, è come dire che un graffio superficiale equivale a una ferita mortale.

    A forza di enfatizzare ogni cosa usando parole pesanti, come “guerra” finiamo per rendere queste parole troppo leggere. Io posso comprendere il senso metaforico della parola “asfaltare”, ma il senso letterale della parola è essenzialmente un altro che è quello di stendere l’asfalto sulle strade e che se vogliamo ha anche un senso “costruttivo”.
    Se qualcuno dice: “andiamo ad asfaltare la Libia!” potrebbe intendere, letteralmente: costruiamo strade in Libia.

    Io sono dell’idea di dare il giusto peso alle parole.

    1. Okey, ho compreso il tuo punto di vista, probabilmente il fatto è che alla guerra “guerreggiata” finora non ci siamo più abituati, e per fortuna, e quelle che definisci operazioni militari, ci sembrano guerra guerreggiata.

      A questo punto potrei quasi citare Heinlein in “Fanteria dello spazio”, quando il professor DuBois spiega allo studente come mai non nuclearizzano i nemici in caso di guerra… come mai fanno utilizzo di uno strumento “antiquato” come la fanteria…

      Ed il professor DuBois risponde che nell’educare un bambino a volte sono necessari gli sculaccioni, non è che quando un bambino combina una marachella lo prendiamo a calci o gli spariamo, gli diamo una lezione con uno schiaffo o con uno sculaccione per poter imparare la lezione in futuro e non ripetere il medesimo errore.
      Il ruolo della fanteria è quello della mano che da’ lo schiaffo o lo sculaccione, è un uso controllato di una forza totalmente distruttiva…

      Ed al limite potrei anche essere d’accordo con questa visione…
      ma ecco… continuerei a gradire, se ci spiegassero le cose senza tante ipocrisie… anche se mi accorgo che a volte l’ipocrisia è un “lubrificante” per le relazioni sia interpersonali, sia fra gli stati e le nazioni…

  4. Non saprei Net.
    Per me quando partono i missili, quando volano gli aeri, quando cadono le bombe è guerra.

    E’ ovvio che se volessero asfaltare la Libia l’avrebbero già fatto…

    Perché quella che tu chiami guerra, io lo chiamo fare un parcheggio. E quando uno stato fa un parcheggio non guarda in faccia più nessuno…

    Ma quasi sicuramente hai ragione… questo è solamente la versione un po’ più cruenta de “io ce l’ho più grosso del tuo” o lo sfoggiar dei muscoli…

  5. Lasciami dissentire. La guerra è un’altra cosa.

    Basterebbe un solo stato della coalizione (eccetto quelli della lega araba), per spazzare via la Libia in un solo giorno, se si fosse veramente in guerra.

    Purtroppo siamo così abituati a dare enfasi a qualsiasi parola che anche solo imporre la propria supremazia militare la chiamiamo “guerra”.
    Mi domando cosa accadrebbe se si scatenasse veramente una guerra. Con quale termine la descriveremmo? Supermegatragedia?

    Diamo il peso giusto alle parole. Questa è una piccola schermaglia che vede da una parte giganti militari e dall’altra uno stato nano dal punto di vista bellico. La guerra è un’altra cosa.

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