Rubbia: “Lerrore nucleare Il futuro è nel sole” – Repubblica.it

ROMA – Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo.

via Rubbia: “Lerrore nucleare Il futuro è nel sole” – Repubblica.it.

Ormai lo si sa…

Per certe cose giuste, il passato viene ignorato e dimenticato… vedasi come vengono tagliati i fondi alla cultura ai poli museali etc…

mentre per altre cose, il passato diventa un faro mentre dovremmo guardare al futuro…

 

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5 comments

  1. Ciao,
    mi chiamo Davide Stringa e sono un agricoltore.
    Vedo che anche tu, come me, sei sensibile all’argomento energia soprattutto in questo momento quasi paradossale e tragico in cui il nostro Governo blocca il fotovoltaico e in Giappone si consuma la tragedia nucleare dei reattori di Fukushima.
    Io ho un blog che si intitola “La mia agricoltura, l’agricoltura di tutti” all’indirizzo http://www.lamiaagricoltura.it.
    Qui parlo di agricoltura ma anche di energie rinnovabili che, oggi, sono più che mai connesse con il mio settore.
    Mi piacerebbe avviare un rapporto di scambio di idee con te.
    Mi farebbe piacere che tu visitassi il mio sito per lasciare un commento (in particolar modo a qualcuno degli articoli sulle rinnovabili) così da conoscere le tue idee.
    Mi piacerebbe creare un network compatto di interessati al settore, soprattutto in momenti difficili come questo.
    Nella speranza di averti come iscritto al mio blog, ti saluto.
    A presto.
    Davide

    1. Davide, ti do’ il benvenuto in questo mio piccolo spazio di ordinaria follia quotidiana 🙂

      Mi sono già iscritto al tuo blog, dalla prima occhiata distratta mi sembra interessante, uno sguardo all’agricoltura del presente e del futuro…

      E già mi vengono in mente un tot di domande…
      Cosa pensi degli Ogm? Sono veramente un pericolo come paventano alcune associazioni o possono essere una risorsa interessante?

      Cosa pensi dell’agricoltura biologica? E’ tutta buona o anche li come ovunque in Italia ci sono i furboni?
      (Esperienza personale di qualche annetto fa, patatine fritte “biologiche” (nel sacchetto di carta plastificata…) che avevano quel “buonissimo” sapore di petrolio delle patatine che mangiavamo allegramente negli anni ’70 ’80)

      E… curiosità personale e per capire dove e come sono arrivati i miei “semi”, come sei venuto a conoscenza di questo blog?

  2. Prima cosa: in Italia esiste un giacimento di uranio ma troppo piccolo per soddisfare gli eventuali impianti, ma l’uranio costa poco perché è molto abbondante in natura. Non voglio dire che il costo dell’uranio sta ai costi di una centrale nucleare come il costo di un cd a una casa discografica ma poco ci manca.
    Per un costo inferiore a 130 $/kg ci sono riserve per oltre 5 milioni di tonnellate d’uranio al mondo.

    Seconda cosa: nessuna risorsa alternativa è in grado di soddisfare la nostra fame energetica oggi. Quindi finché non avremo costruito le strutture quali che siano, saremo sempre dipendenti dal petrolio e dagli altri combustibili fossili.

    Terza cosa: la tepco non nasconde da anni le cose che anzi vengono regolarmente scoperte. Ma ricordati che quello è il Giappone, un paese dove un ministro si è dimesso per aver preso 440 euro da una donna coreana (in Italia sarebbe stato giudicato un dilettante).
    Un paese dove chi non rispetta gli impegni si scusa davanti a tutta l’azienda umiliandosi. Un paese dove chi mente è costretto alle dimissioni.

    Quarta cosa: al momento non siamo in grado di accumulare in modo efficiente l’energia elettrica (considerando anche le dispersioni termiche della seconda legge della termodinamica). Si stanno studiando batterie potentissime di nuova generazione come quella a sodio liquefatto a temperature di 600° C, ma considera che sono anche batterie molto pericolose per la salute, perché oltre al calore a quelle temperature il sodio diventa anche corrosivo e tossico.

    Come vedi ci sono una serie di problematiche che devono tenere conto anche dei costi che queste scelte hanno.
    Di cose che se ne possono fare ce ne sono tante, ma la verità è che si devono usare tutte se si vuole sostituire il petrolio. Rinunciare al nucleare significa dover dipendere energeticamente sempre da qualcuno che è disposto a venderti l’energia.

    Noi compriamo il 19% della nostra energia dalle centrali nucleari francesi.
    Questa è la realtà.

  3. Uhm…

    Certamente che non metterei il solare termodinamico sul tetto di casa…

    Poi per ovviare all’inconveniente che dici te, si sta parlando di creare una sorta di rete P2P delle centrali decentralizzate…

    Immaginati un futuro dove ogni casa avrà, a seconda della sua locazione o i suoi pannelli solari, o il suo microeolico, dove ci saranno accumulatori in grado di “restituire” quello che hanno accumulato e renderlo magari durante la notte, perché scegliere fra solare termico (riscaldare l’acqua), solare fotovoltaico o microeolico?

    A seconda di dove viviamo si potranno utilizzare in compensazione l’una dell’altra…
    E già si può iniziare ora…

    Con il nucleare se va bene fra dieci anni… partirà la prima centrale “nuova” italiana… ma la fame di energia l’abbiamo adesso…

    Un’altra cosa sul nucleare…
    Per caso abbiamo uranio disponibile in Italia?

    Da quel che ne so non credo, quindi dipenderemo comunque dalla materia prima esterna… un’altra società del fiume…
    mentre noi la pioggia il sole e il vento ce li abbiamo…

    Riesco a capire il perché del nucleare in Italia, ma se già i giapponesi della tepco nascondono la verità da anni sui vari incidenti…
    forse vuol dire che il nucleare non sia tanto sicuro già in condizioni normali…

  4. Giusto l’altro giorno ho seguito documentari su Discovery Science sulle fonti energetiche alternative al petrolio. Tra queste c’era anche il solare termodinamico, che non ha niente a che vedere con i pannelli fotovoltaici.

    Non puoi costruire un impianto termodinamico a sali fusi sul tetto della tua abitazione. Si tratta di centrali a terra che occupano enormi superfici, che hanno un costo economico non irrilevante e che rispetto al fotovoltaico hanno il vantaggio di funzionare (grazie ai sali fusi) a ciclo continuo.

    Due considerazioni.

    L’uso dei sali fusi può essere fatto per ogni tipo di centrale in cui si deve scaldare acqua, vale a dire quasi tutte, comprese quelle a petrolio, con un risparmio energetico enorme. Quindi io sono strafavorevole all’uso dei sali fusi.

    La seconda considerazione è che a parità di superficie occupata, una centrale a petrolio (soprattutto con l’uso dei sali fusi, ma anche senza) produce centinaia di volte più energia di una centrale solare termodinamica a un costo nettamente inferiore.

    L’occupazione del terreno è un grande problema. Perché non puoi coltivare dove hai costruito. E già oggi il problema tra coltivazione destinata al cibo e coltivazioni destinate alla produzione di energia non abbiamo fatto altro che far aumentare il prezzo del cibo a livelli tali da scatenare le rivolte in Algeria, Tunisia, Egitto, eccetera. Figuriamoci se continuiamo ad occupare terreno con impianti enormi. Certo, possiamo costruire le centrali solari termodinamiche nel deserto, ma in Italia dove stanno i deserti?

    Carlo Rubbia sosteneva che costruendo una enorme centrale a solare termodinamico nel deserto algerino, un mostro di 400 chilometri quadrati, si potrebbe produrre tanta energia quanto è l’intero fabbisogno mondiale.

    Bellissimo! Stupendo!

    Questo significa che invece di comprare gas, potremmo coprare direttamente l’energia dall’Algeria, che nel giro di pochi secondi dall’attivazione di questa centrale diventerebbe una delle nazioni più potenti al mondo e potrebbe anche decidere di chiuderci i rubinetti a suo piacimento.

    C’è una storia che racconta le civiltà del passato come le civiltà del fiume e le civiltà della pioggia.
    Nelle società fluviali si istaurano le dittature. Chi controlla il fiume e le sue innondazioni controlla quindi le coltivazioni e quindi detta legge al popolo.
    Infatti le civiltà che si svilupparono sul Nilo e tra il Tigri e l’Eufrate avevano questo tipo di caratteristiche.

    Esistono poi le società della pioggia, come quelle dell’Europa, che non si sono sviluppate grazie al controllo dei fiumi perché l’acqua si trova praticamente dappertutto, basta scavare un pozzo. Le società della pioggia sono società aperte e tendenzialmente democratiche od oligarchiche.

    Se nel passato l’acqua era uno dei fattori che determinavano l’indirizzo di una società, oggi è l’energia ad avere questo potere.

    Vogliamo fare scelte energetiche che ci fanno pagare maggiormente il chilowattora? Benissimo, ci troveremo con una società con molti più poveri di quelli che ci sono oggi. Che cosa faresti se la tua bolletta energetica aumentasse del 50%, del 100% o perfino del 300%? Te la sei fatta questa domanda? Riusciresti a portare avanti la tua famiglia, considerando che questi aumenti incideranno anche sul prezzo dei prodotti che compri?

    Che cosa succederebbe se scegliessimo di fare scelte energetiche che trasformassero le nostre società da società della pioggia a società del fiume?

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