“No alla parola compagni” la protesta dei giovani Pd – Repubblica.it

ROMA – Colpa sua, di Fabrizio Gifuni, che ha interpretato tra laltro Alcide De Gasperi in tv ma che sabato – invitato da Bersani alla mobilitazione anti-manovra del Pd al Palalottomatica – ha concluso un appassionato discorso sui tagli alla cultura con le antiche parole dordine della sinistra: “Compagne e compagni…è tanto che volevo dirlo!”. Liberatorio. I militanti democratici presenti si sono spellati le mani. Eccetto quelli che ieri hanno deciso di protestare.

via “No alla parola compagni” la protesta dei giovani Pd – Repubblica.it.

Compagno, che bella parola, evocatrice di uguaglianza, di comunità, di un insieme di persone con idee diverse, ma un unico ideale, un’unica speranza, ai giovani del PD non piace essere chiamati Compagni o Compagne… perché li fa sentire “fuoriposto”.

Forse perché in loro la parola Compagno evoca il Komunista Kattivo Mangiabambini…

O forse perché il PD non ha ancora un unico ideale, non ha ancora una speranza…

Giustamente i giovani del PD non vogliono essere chiamati Compagni, loro vogliono andare avanti, ed in fondo è giusto che sia così.
Non mi unirò al coro di quelli che dicono “ma con tutti i problemi che  ci sono in Italia si mettono a fare polemica su come si chiamano fra di loro”?

Ma, il come chiamarsi all’interno di un gruppo è fondamentale per avere un identità di gruppo e di comportamento…

La parola Compagno mette allo stesso piano tutti quanti…

Sarò cattivo… ma forse loro non vogliono essere accomunati al compagno maghrebino che sta accanto a loro, oppure al compagno albanese, oppure al compagno vietnamita…

E comunque al PD non ci sono Compagni… non miei, non mi riconosco più in nessuno di loro… possibile mai?

Diamine non mi riconosco più in nessuno…

Vuoi vedere che son tutti veramente andati avanti e sono rimasto solo soletto qua indietro?

Bhe… lasciamoli andare avanti…. a me scappa da ridere… 😐

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3 pensieri su ““No alla parola compagni” la protesta dei giovani Pd – Repubblica.it

  1. Sono d’accordo. La FIAT ha sicuramente le sue ragioni. Però ci sono cose che non mi tornano…

    1) Questa storia va avanti da lustri. Non si sta parlando degli ultimi due anni.

    2) Perché non ha mai inviato le visite fiscali? Non è necessario inviarle a tutti. Basta inviarle a campione.
    Becchi uno oggi, uno domani, alla fine tutti rigano dritto.

    3) Perché la FIAT non ha mai fatto una denuncia per truffa? Bastava portare tutti i certificati medici, rilasciati dai lavoratori, alla magistratura.

    Mi pare strano che per anni è stato “accettato” questo malaffare e improvvisamente si decide di porvi rimedio toccando i diritti dei lavoratori…

    Quanto alla FIOM… sinceramente non ho mai visto un sindacato che “bacchetta” i propri iscritti. Anzi, molto spesso i sindacati coprono e difendono molti lavoratori che si comportano male.

    Ma soprattutto c’è da riformare molte leggi. Ti racconto un episodio. Un tizio lavorava al ministero di Grazia e Giustizia. È stato beccato a rubare. È stato licenziato, il giudice lo ha rimesso al posto di lavoro nonostante la condanna per furto.

    Episodi come questo sono intollerabili. Chi sbaglia deve pagare.

  2. Ma, il come chiamarsi all’interno di un gruppo è fondamentale per avere un identità di gruppo e di comportamento…

    La parola Compagno mette allo stesso piano tutti quanti…

    L’etimologia maggiormente accettata della parola “compagno” deriva dalle parole latine CUM e PANIS che stanno a indicare un gruppo di persone che mangiano insieme… (CUM = insieme PANIS = Pane –> Che mangiano insieme il pane…)

    È una parola quindi con un significato molto più semplice di quello che ha assunto nel tempo. Il compagno è semplicemente uno che divide lo stesso pane.

    Il punto è che se non c’è più “il pane” è inutile chiamarsi “compagni” perché non ci si divide nulla.

    E allora capisco che per molti è importante discutere delle parole “simbolo”, ma in realtà è più importante parlare di quale “pane” si vuole mangiare insieme agli altri. Con quali ingredienti lo si vuol fare questo pane?
    E il pane altro non è che una stessa visione del mondo.

    Non è importante come ci si chiama ma è importante quello in cui si crede.

    Purtroppo non c’è più il pane. E lo si vede con la vicenda di Pomigliano.
    A Pomigliano ci sono tante cose che non vanno. Non è certo possibile che in un’azienda ci possa essere un livello di assenteismo nei giorni vicini al Week end così alto. È ovvio che c’è un livello di connivenza anche con i medici che fanno certificati falsi.
    Però in questa vicenda io sto più dalla parte della FIOM che dalla parte della FIAT.

    Perché i diritti dei lavoratori sono importanti tanto quanto i diritti d’impresa. E se ci sono abusi è giusto che questi vengano combattuti. Ma non si può pretendere che per sanare un malaffare si debba privare i lavoratori dei loro diritti.

    Il PD da che parte sta? Io ho visto una trasmissione (omnibus su la7) in cui erano tutti contro la FIOM, compresi quelli del PD (anche se con toni più sfumati).

    Non si può fare un referendum in cui si chiede a un lavoratore se vuole continuare a lavorare o se vuole mantenere i diritti e perdere il posto di lavoro. È una vergogna per tutta l’Italia.

    La verità è che prima di pensare a cosa si vuole fare è importante capire cosa si vuole essere.

    • Anche io sto dalla parte della FIOM non si puo’ scambiare il lavoro con i diritti…

      Pero’ capisco anche la FIAT, non approvo, ma capisco il suo punto di vista, la FIAT ha voluto fare questo accordo ricatto perché negli anni chi dei diritti ne ha abusato, vuole lo scontro, vuole che chi abusa dei diritti venga messo fuori… Pero’ questo IMHO non stava alla FIAT, questo stava alla FIOM…

      Era la FIOM stessa a dover “bacchettare” i suoi iscritti quando questi abusavano dei diritti…
      Erano i colleghi stessi di lavoro che dovevano consigliare chi sbagliava ad abusare di qualcosa che poi ne avrebbero pagate le conseguenze tutti quanti…

      Dai e dai alla fine i nodi sono arrivati al pettine…

      Finche’ si parla di turni ed organizzazione del lavoro non ci sono problemi si puo’ trattare su tutto… ma quando si tratta di mettere in gioco i diritti acquisiti con il sangue di chi ci ha preceduto è il momento di non cedere di un passo…

      Il problema è che certe aziende hanno il coltello dalla parte del manico…
      E gli operai hanno ancora troppo da perdere…

      Ma quando non avranno più nulla da perdere?
      Cosa succederà quando persone che non hanno più nulla da perdere, se non la pazienza, perderanno anche quella?

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