«Settati, piccì». Supplente licenziato a Pordenone perché parla campano | MessaggeroVeneto

PORDENONE. «Settati piccì». Due parole bastano per essere licenziati, in aula. Il maestro A.B. supplente nel secondo circolo didattico di Pordenone è stato licenziato in tronco: non parlava italiano, dicono. Invitava il bambino in piedi a sedersi dietro il banco dicendo: “settati”. Nel terzo millennio sembra una storia alla Edmondo De Amicis, soltanto che non c’è il cuore a salvare il finale. Il maestro che parlava un mix di campano e toscano è finito disoccupato.

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E si continua a scavare sempre più in basso…

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Un pensiero su “«Settati, piccì». Supplente licenziato a Pordenone perché parla campano | MessaggeroVeneto

  1. Faccio una premessa. Il licenziamento non sussiste. Qualsiasi ricorso del docente in questione finirà con la reintegrazione.

    Detto questo però mi sembra alquanto inopportuno parlare in dialetto a scuola. Nonostante quello che pensa Bossi e la Lega, il dialetto nelle scuole sarebbe l’ennesima sciagura che si abbatterebbe sul Paese.
    Inserire il dialetto nelle scuole favorisce l’uso del dialetto a discapito dell’italiano standard favorendo di fatto l’analfabetizzazione delle nuove generazioni.

    Lo studio dei dialetti (ma sarebbe meglio parlare di lingue visto che in realtà sono dialetti del “latino volgare” e non dell’italiano) è di competenza dei linguisti oppure degli appassionati di linguistica, ma alla scuola dell’obbligo è totalmente fuori luogo.

    Attenzione perché la lingua è di fatto il principale strumento di coesione nazionale.
    Inserire il dialetto nelle scuole è una questione politica molto grave perché favorirebbe di fatto la separazione dell’Italia e degli italiani.

    Ecco uno specchio di come potrebbe essere spaccata l’Italia per “affinità” linguistica.

    1) Italia nord occidentale + emilia romagna + marche settentrionali (gruppo galloitalico)
    2) Italia nord orientale (gruppo veneto, retoromanzo)
    3) Toscana, marche centrali, Umbria, province di Viterbo, Roma, Rieti, L’aquila, Frosinone e parte della provincia di Latina. (gruppo italoromanzo tosco-mediano)
    4) Il resto dell’italia peninsulare + Sicilia (gruppo italoromanzo meridionale e meridionale estremo)
    5) Sardegna. (Lingue sarde)

    Altro che federalismo…

    Considerato che l’italiano è un dialetto volgare italoromanzo tosco-mediano (il fiorentino scritto medievale perché parlato aveva le aspirate), il gruppo tosco-mediano è praticamente il solo che ha una notevole letteratura.

    Quindi non solo avremo un’Italia divisa, ma rischiamo pure che per larga parte sia povera di letteratura e di cultura e quindi di fatto semi analfabeta.

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