Io ero comunista…

… e adesso…

Adesso non so cosa sono…

… un gabbiano ipotetico… senza neanche più l’istinto del volo…

E’ di qualche anno fa questa canzone… ma sempre attuale… e piango sempre come un bimbo…

Ci manchi Giorgio.

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3 pensieri su “Io ero comunista…

  1. Mi dicono che la nostalgia sia un sintomo della vecchiaia… e noi del 1972 alla fine tanto vecchi non lo siamo… anzi probabilmente è arrivato il momento che sia la nostra generazione a trovare il coraggio di prendere in mano questo Paese… ^___^

    Molti di quelli che prima erano comunisti sono rimasti nei partiti di sinistra, ma c’è anche un discreto numero di persone che prima erano comunisti e poi sono entrati nel popolo della libertà, segno che le condizioni storiche e sociali mutano col tempo e con queste gli ideali.
    Perfino in Cina non esiste più l’economia di piano ed è stata aperto il mercato ai privati (seppure con forte controllo statale).

    Se proprio vogliamo andare a spulciare nel mondo i regimi comunisti ancora esistenti, difficilmente potremmo ancora definirli come seguaci del marxismo-leninismo.

    Io non so quali siano gli ideali del comunismo che ancora oggi ti rimangono nel cuore. Io so solo che il principio fondante, quello relativo alla abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione porta inevitabilmente alla dittatura ma anche alla corruzione stessa del potere.

    Tolto questo principio ovviamente il comunismo non ha più senso, ma molti degli altri valori che erano presenti in questa ideologia, come il concetto di solidarietà o di condivisione delle scelte sono cose che stanno in piedi e sono attuabili anche rinunciando al principio fondante del comunismo.

    Probabilmente il tuo disagio deriva dal non trovare più un’ideologia o un partito che senti tuo. Noi del 1972 abbiamo conosciuto la politica dove erano le idee a contare e in questi anni dove invece contano le chiacchiere e i leader, probabilmente ci sentiamo un po’ a disagio.

    E non potrebbe essere diversamente visto che se giri per la rete la gente discute del premier e dei suoi processi e nessuno o quasi parla dei problemi urgenti del paese.

    Coraggio, come disse qualcuno: “non può piovere per sempre”.

    • Probabilmente il tuo disagio deriva dal non trovare più un’ideologia o un partito che senti tuo. Noi del 1972 abbiamo conosciuto la politica dove erano le idee a contare e in questi anni dove invece contano le chiacchiere e i leader, probabilmente ci sentiamo un po’ a disagio.

      Hai fatto centro.

      Non era tanto il concetto di abolizione della proprietà privata, che in una società come la nostra mi sembra superato e inattuabile, però per un certo tipo di cose avrei lasciato in mano allo stato la proprietà, un esempio stupido è la rete telefonica, avrei lasciato in mano allo stato la proprietà della rete, dando però ai privati la concessione, dal mio punto di vista questo sarebbe una buona cosa perché in questa maniera lo stato puo’ avere le risorse necessarie per l’adattamento della rete alle nuove esigenze, ed anche per la normale manutenzione, mentre il privato vende il servizio in concorrenza con altri. Oh, magari sto dicendo una bischerata, però quello che voglio dire è che in una società come la nostra dove il liberismo ha vinto la “battaglia” contro il comunismo, nei momenti di difficoltà i liberisti si sono ritrovati a richiedere aiuto allo stato. Quindi una via di mezzo è possibile ed auspicabile, perché non esiste una verità sola, ma ne esistono tante sfaccettature e magari se ci si viene incontro si può trovare una soluzione per lo meno soddisfacente.

      • Guarda, sulla rete telefonica, quella elettrica, quella idrica, quella del gas e praticamente quasi tutti i servizi di interesse pubblico, pur essendo un vecchio liberale-radicale sono dell’idea che lo stato dovrebbe possederne la proprietà e affidare con gare di appalto la manutenzione e la gestione ai privati.

        Questo però può avvenire a una sola condizione: che sia un’ampia assemblea di cittadini rinnovabile con frequenza a dover monitorare sia sull’effettiva qualità del servizio e sia nell’assegnazione degli appalti.

        Questo per evitare che gli appalti vengano assegnati non in base alla qualità del servizio e ai costi, ma in base a clientelismi di vario genere. E anche per evitare fenomeni di corruzione laddove per decidere una gara d’appalto basti pagare una cerchia ristretta di persone.

        Questo mi pare l’unico metodo che stabilisce veramente un mercato. Infatti se io affido tutto ai privati senza un controllo del popolo, i cittadini sono indifesi sui prezzi dei servizi in quanto raramente hanno la possibilità di scegliere un altro competitore. Faccio un esempio: se io volessi cambiare il mio fornitore di gas avrei oggi molti problemi a farlo e quindi sono costretto a subire il suo prezzo. Inoltre la politica si esporrebbe notevolmente alla corruzione essendo in pochi a dover decidere degli appalti.

        Viceversa, se affido tutto allo stato c’è il rischio che la maggior parte del denaro non finisca nel servizio ma sperperato in clientelismi (dare posti di lavoro politici…) e finirei per trovarmi come oggi con la rete idrica che perde il 50% dell’acqua che vi scorre, senza parlare dell’appesantimento inutile dell’amministrazione pubblica.

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