Niente minareti, siamo svizzeri

E’ di oggi la notizia che il referendum in Svizzera ha cambiato di fatto la costituzione elvetica in materia di rapporti con le religioni.

A dir di molti articoli nei giornali, questo referendum coglie di sorpresa molte istituzioni, sia svizzere che non, chissà perché a me non stupisce affatto.
L’Islam ultimamente sta mostrando una faccia che non piace a molta gente, non credo sia colpa della religione, tutt’altro, sono però le manifestazioni dei più fondamentalisti, dei più intolleranti fra di loro che fa si che noi siamo altrettanto intolleranti verso di loro.
Un appunto che sento fare spesso dalle persone è questo: “Se noi siamo a casa loro, noi una chiesa non la possiamo costruire, anzi… Perché pretendono di costruire delle Moschee o dei minareti a casa nostra?”

Sinceramente non so cosa rispondere, e devo dire che sono d’accordo con queste persone, volete un posto dove celebrare la vostra religione? Benissimo, fatelo, ma permetteteci di fare altrettanto nei vostri paesi…

Ma qui la paura non è della Moschea in se per se… la paura della gente non è nemmeno nel simbolo che rappresenta un minareto o una moschea, la paura della gente è in quello che dicono in questi luoghi di culto.

Siamo sicuri che invece di inneggiare alla grandezza di Allah e all’amore che porta, non dicano che ci devono spezzare le gambine e le braccine?

Questa è la paura di queste persone, e sinceramente, non so se è anche la mia, certo che non occorre una moschea per mettersi d’accordo se fare o meno delle azioni disdicevoli, basta una qualsiasi casa, un bar, un ristorante…

Che facciamo allora?
Vietiamo ogni tipo di assembramento in luoghi pubblici?

Ma oggi c’è anche la Rete, e per quanto possa essere un giorno blindata… ci sarà sempre qualche modo di passare anche i controlli più serrati…

Ma se invece di vietare tutto non si insegnasse anche a comprendere le altre lingue?

Se abbiamo paura che uno straniero stia dicendo qualcosa che possa essere considerato pericoloso, impariamo la sua lingua…
Magari faremo un passo verso la comprensione reciproca…

Ma questo è solo un sogno…

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6 pensieri su “Niente minareti, siamo svizzeri

  1. Io invece mi sorprendo che un referendum svizzero sia stato eccessivamente celebrato in Italia…Ritengo che le moschee spesso siano un pretesto per poi coltivare legami con Al Qaeda, col Pakistan o l’Afghanistan. Tuttavia, non volendo generalizzare o voler fare di tutta un’erba un fascio devo dire che esistono anche moschee ove si prega e basta, senza inneggiare a guerre di religione varie. Ma, poiché non si può distinguere caso per caso a causa dell’eccessiva complessità della scelta, credo che non costruendo le moschee non si faccia torto a nessuno. E spiego il perché: è bene che popoli diversi festeggino le proprie tradizioni, ma ritengo altrettanto vero che non serva, a mio avviso, un luogo di culto specifico per farlo!Io parlo da ateo, certo, ma con un passato cattolico e, ritornando indietro col pensiero, ed immedesimandomi credo che non necessiterei ardentemente di un luogo di culto. Mi basta starmene a casa mia, una statuetta della Madonna e assolverei comunque alla mia funzione. Per loro spero e credo che sia lo stesso: un tappetino, si rivolgono alla Mecca e pregano nella loro lingua. Non credo che per forza di cose ci sia bisogno di luoghi di culto per professare il proprio credo!
    Ciò detto, credo che un primo passo per la comprensione reciproca sia il rispetto: entrambi dobbiamo rispettarci per quel che siamo stati e per ciò che ora siamo. Noi siamo aperti alla loro cultura, tanto da avere tre moschee in Italia e non gli neghiamo luoghi pubblici per il festeggiamento di questa o dell’altra ricorrenza, loro facciano lo stesso a casa loro. Se, ipoteticamente parlando, richiedessi la costruzione di una chiesa in Arabia (cosa della quale non me ne può fregare nulla), dubito che avvallerebbero la mia richiesta. Nemmeno se oltre a me ci fossero milioni di cattolici residenti in Arabia. Nelle relazioni interpersonali credo che non ci si possa sempre aspettare qualcosa: bisogna ricevere e saper dare per arrivare ad un livello di generale compensazione. Ovvio che se ciò non accade, la relazione interpersonale viene meno in quanto uno dei due si sente preso in giro. E, in questo specifico caso, fare la prima mossa della costruzione di moschee aspettando la costruzione di chiese in Arabia mi sa tanto da presa in giro (giusto per essere delicati e gentili…). Quindi ovviamente non sono favorevole alla costruzione di luoghi di culto che, personalmente reputo superflui vista la dimensione interiore di un credo religioso!Tuttavia, so perfettamente quali potrebbero essere i rischi: rischi di fomentare l’odio, incentivare l’integralismo religioso ed arrivare ad un muro contro muro tra culture. Personalmente eviterei molto volentieri questo tipo di situazione. Come?Con l’apertura mentale e culturale, e con altri mille sistemi che si diversificano dalla costruzione delle moschee. Anche per lanciare un messaggio importante: non è il solo fatto di risiedere in un Paese straniero che deve dar diritto alla costruzione di particolari luoghi di culto, in quanto in un Paese straniero si è sempre “ospiti” (e così mi comporto quando vado all’estero), dove vi sono, certamente, importanti diritti, ma che fanno il paio con importanti doveri e con una condizione “non esclusiva”.

    Tommaso

    P.S.:Resta inteso che se volessero costruirle ‘ste benedette moschee, se le pagano intermante loro!!!

  2. Condivido ciò che dici…
    Il quesito cruciale è che facciamo?

    C’è forse una “regia occulta” anche dietro alla propaganda anti-islamica che c’è da un po’ di anni a questa parte?
    Che qualcuno ci voglia fare arrivare allo scontro a tutti i costi?

    La paura è un motore potente per fare in modo che le masse si muovano in una certa direzione…

    Mah…

    • Io personalmente alla regia occulta credo molto poco. Credo però che ci siano persone abili a sfruttare le debolezze degli altri. La paura è una debolezza.
      “La paura conduce all’ira. L’ira all’odio. L’odio conduce alla sofferenza.”

      Qualcuno dalla paura generalizzata ci guadagna. Leggi speciali che permettono di “sospendere i diritti personali” in nome della sicurezza nazionale (vedi patriot act). Più potere alle forze dell’ordine, ai servizi segreti. In poche parole più potere ai governi. Più potere ai governi si traduce spesso anche in una minore attività di controllo esercitata da altre istituzioni nei confronti dei governi stessi (per esempio un parlamento che perde la funzione di controllo sul governo).

      Niente è gratis. Qualsiasi limitazione della libertà individuale ha un prezzo da pagare. Se si continua sulla strada della paura, limitando la libertà degli individui, ci troveremo prima o poi con governi sempre più potenti, con organi di controllo sempre più privi di significato e prima o poi diremo addio alla democrazia perché ormai ci siamo abituati gradualmente al veleno (come Mitridate) e concedere tutto il potere nelle mani di pochi o di uno solo non ci sembrerà più una cosa folle (“tra scroscianti applausi”…).
      E’ un costo sociale che vogliamo pagare?

      Io non voglio cedere alla paura.
      Tu dici “che dobbiamo fare”?

      Qui il discorso diventa molto lungo. Ma sostanzialmente si tratta di usare la testa invece che le emozioni. Facile a dirsi ma molto difficile da farsi. E’ più facile ragionare con la pancia che con la testa, anche se dovrebbe essere il contrario.

      Il male va colpito all’origine, là dove si forma. Bisogna stroncare le sue cause, non gli effetti.
      Di cosa si nutre il terrorismo? Di odio. Di povertà. Di ingiustizia. I minareti non c’entrano.

      Questa idea di una società “virtualizzata” dove non c’è bisogno di andare fisicamente in un luogo e interagire fisicamente con le persone a me non piace.
      Passiamo così tanto tempo davanti a un pc che nemmeno ci rendiamo conto che parliamo sì con il mondo intero, ma siamo soli.
      E l’isolamento porta all’incomprensione. Non avendo le persone davanti, gli “islamici” diventano un concetto astratto. Quasi degli sprite sullo schermo di un gioco elettronico.

      La vita è un’altra cosa. E’ anche giusto che delle persone abbiano dei luoghi dove incontrarsi sia pure per pregare. Siamo animali sociali, non siamo un insieme di bit. Abbiamo anche il bisogno di stare fisicamente insieme agli altri.
      Negare il diritto a delle persone di incontrarsi in un luogo per pregare o dire loro che non hanno bisogno di un luogo perché possono benissimo stare… “a casa loro”… non solo vuol dire ragionare con la pancia con la paura dell’altro, ma vuol dire anche perdere di vista la dimensione “umana” della vita.

  3. Non sono d’accordo.

    Nel momento in cui abbiamo paura di quello che possono dire nelle moschee, abbiamo già perso in partenza contro il terrorismo.
    Il buon caro vecchio Voltaire… quanto è ancora valido il suo pensiero. La forza della nostra civiltà è nella profondità del messaggio di questo grande filosofo.
    “Non sono d’accordo con te ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee”

    La differenza tra la civiltà e l’oscurantismo è tutto in quella frase. Io non vorrei mai che la mia vecchia cara Italia possa diventare come l’Arabia Saudita, anche se si vedono molte spinte populiste in questa direzione.
    Ricordo che negli Stati Uniti, un dittatore come Ahmadinejad ha potuto parlare liberamente in una università americana. In Italia, purtroppo, il Papa non è stato altrettanto libero di parlare all’università. Non è che il Papa non ha la libertà di esprimere il suo pensiero in continuazione, ma l’oscurantismo è fatto di questi gesti.

    Teniamoci stretta allora la nostra civiltà e la nostra apertura di pensiero. Noi dobbiamo essere il faro che illumina gli altri popoli. Noi dobbiamo dare l’esempio. Dobbiamo essere coraggiosi perché costoro si nutrono della nostra paura e temono il nostro coraggio e la nostra democrazia.

    E’ normale avere paura. Ma essere coraggiosi non significa non provare la paura. Significa solo decidere di affrontarla.

    • Ho capito quello che vuoi dire, però diciamo che sono autocontraddittorio in questa posizione, perché da una parte sono d’accordo con quelle persone che dicono quello che dicono…

      Da un’altra no.
      Però riesco a capire perché lo dicano…

      Però ho un tarlo nella testa…
      E’ verissimo ciò che dici ed in gran parte lo apprezzo.
      Parlando però del referendum in Svizzera, una maggioranza ha deciso, qualcosa vorrà dire o no? Anche se il referendum era stato proposto dall’estrema destra, sembra che la maggioranza degli svizzeri sia stata d’accordo con questa proposta…

      Dici di tenerci stretta la nostra civiltà e la nostra apertura di pensiero…

      Come?

      • Io rispetto il voto degli svizzeri. E’ un atto di democrazia. Però è anche un passo indietro rispetto alle conquiste della nostra civiltà.
        Io parto dal presupposto che ogni limitazione della libertà individuale, laddove non lede la libertà degli altri, finisce per creare costi sociali più elevati di quelli che si avrebbero senza limitazione.
        Voglio dire: da dopo il referendum la Svizzera è una nazione più sicura? Siamo sicuri che vietare la costruzione di minareti serva a impedire il terrorismo islamico? O serve ad alimentarlo perché stai costruendo ulteriori barriere di odio? E il fatto di impedire ai mussulmani di costruire i minareti ci rende migliori di loro?

        Io sono convinto che non dobbiamo cedere alla tentazione di abbandonare i principi su cui si fonda la nostra civiltà. Se rinunciamo alla libertà di pensiero e alla libertà di culto in nome di una sicurezza… beh verrà il giorno in cui qualcuno salirà al potere grazie all’odio che oggi noi stiamo alimentando e… “morirà la libertà, tra scroscianti applausi…” e quando ci renderemo conto di quello che avremmo fatto sarà ormai troppo tardi…

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